Il futuro non si prevede, si prepara

Dall’introduzione di don Marco Pagniello, Direttore Caritas Italiana al Rapporto su povertà ed esclusione sociale 2025:

“Così è la povertà oggi: non sempre visibile, spesso silenziosa, frammentata, trasversale e multidimensionale. È la povertà di chi lavora, ma non riesce a vivere dignitosamente. È la solitudine di chi vive iperconnesso, ma senza relazioni significative, di chi ha un’abitazione, ma non un luogo che possa chiamare davvero “casa”. … . È educativa, sanitaria, abitativa, energetica, affettiva. È l’intreccio di vulnerabilità che segna la carne viva delle persone”

Per parlare di povertà abitativa oggi il SICET Palermo Trapani, col patrocinio della città di Trapani ha organizzato un incontro dal titolo: “Abitare e vivere a Trapani – Strategie per l’emergenza povertà abitativa” che ha visto la partecipazione del Comune, dell’Istituto Autonomo Case Popolari, del Consorzio Universitario e della Diocesi di Trapani.

All’evento, animato dalla Segretaria del SICET di Trapani, Daniela Di Girolamo, hanno partecipato, e non da spettatori, studenti di Istituti Superiori della città che non solo hanno seguito con attenzione gli interventi dei relatori, ma che hanno interagito con loro, proponendo riflessioni e chiedendo risposte a domande specifiche.

           

La povertà abitativa è una condizione ormai diffusa, non appartiene più solo a una tipologia di soggetti fragili o economicamente deboli, ma in Sicilia, a Palermo e a Trapani si sovrappone a una situazione di incertezza sociale che deriva da uno scadimento costante dei sistemi di gestione del territorio.

Situazioni che anche quest’anno sono “certificate” dalla classifica della Qualità della Vita in Italia (fonte Sole 24 ore), che conferma le posizioni di coda ricoperte da Palermo (97 / 107) e Trapani (93 / 107).

Non serviva pubblicarlo, lo sapevamo che eravamo in coda, ma vederlo e leggere i dati fa comunque male.

Nella sezione dei bambini, fa male vedere che si è in fondo alla lista per “competenza numerica non adeguata”, così come per “competenza alfabetica non adeguata”; o per “delitti denunciati a danno di minori”.

Ed è così anche all’altro estremo, per gli anziani: per “speranza di vita a 65 anni”, “consumo di farmaci per l’obesità”, “posti letto nelle rsa” e “spesa sociale per anziani”…

Ma far finta di niente, distrarsi o, peggio, assuefarsi a tale stato di cose non è possibile.

Ecco perché ci si incontra e se ne parla, per cercare di acquisire consapevolezza della responsabilità di tutti nel risultato che ci descrive e nella possibilità di cambiarlo.

Lo facciamo convinti che si debba intervenire riconoscendo la casa come intervento primario per contrastare la povertà estrema all’interno di una nuova strategia di approccio alla gestione del territorio.

Lo crediamo perché un abitare dignitoso significa un benessere sociale diffuso.

Lo proponiamo, perché attivare un sistema di riqualificazione urbana significa creare lavoro, rilanciare l’economia, innescare un volano che si autoalimenta generando opportunità.

Ma concepire le azioni sulla casa come intervento primario utile a tutto questo è insostenibile in assenza di un approccio sistemico e duraturo.

Per questo l’importanza del coinvolgimento dei decisori di oggi e di quelli di domani, perché quello della città del futuro non sia un desiderio irrealizzabile ma diventi una opzione concreta.

E nella giornata di oggi il valore aggiunto è stato il diventare protagonisti da parte dei giovani studenti.

Per costruire la città del futuro è indispensabile coinvolgere chi vivrà la Trapani dei prossimi anni, e la differenza fra una visione miope dell’orizzonte delle città ed una prospettiva di crescita, anzitutto culturale e quindi sociale ma anche economica e produttiva, non può prescindere dal riuscire a ingaggiare i giovani trapanesi, nel far pensare alla possibilità di realizzare se stessi e i propri sogni senza dover necessariamente lasciare la propria terra.

Ecco perché cerchiamo i giovani, parliamo ai giovani, ascoltiamo i giovani di oggi che saranno i decisori di domani, perché il futuro non si prevede, ma si prepara.